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La stagione più difficile: Giovanni Lucchetta risponde
| Fino a giovedì alle 12 c'è tempo per inviare le proprie domande, lunedì sarà online il video con le risposte. |
Spes, Giovanni Lucchetta si assume la responsabilità
| Nonostante errori e difficoltà, però, oggi è ancora tutto in discussione. Mancano sette turni, la salvezza è possibile e solo ritrovando fiducia ed entusiasmo potremmo raggiungerla |
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La scelta: A2, massima serie o stagione di pausa?
L'analisi di Giovanni Lucchetta sulla situazione dell'economia e del volley alla vigilia dell'iscrizione al prossimo campionato
Il mondo sta cambiando, anche quello sportivo. Si ragiona su logiche globali che pongono nuove sfide e richiedono nuove strategie. Lo dimostrano queste prime settimane di volley-mercato, contraddistinte dai colpi di club turchi, russi e cinesi. Mentre il mercato decolla, la Spes si concentra sui propri progetti per farli diventare prima possibile volano del nuovo ciclo sportivo. In questo contesto si inserirà anche la scelta sul campionato da affrontare dall'autunno prossimo. Entro il 30 giugno la Lega Pallavolo Serie A Femminile raccoglierà le iscrizioni delle società e molti club non hanno ancora sciolto le riserve sui propri programmi. La Spes è di diritto in A2, ma molto probabilmente potrebbe essere chiamata in A1. Esiste però anche una “terza via”: dedicarsi ai progetti di marketing, “saltare” una stagione sportiva, prendere così la rincorsa per riprendere dall'A1 nel 2011. Una scelta difficile, sulla quale il presidente Giovanni Lucchetta sta riflettendo, analizzando la situazione globale nell'economia e nella pallavolo, la storia recente della società, gli obiettivi futuri.
“La situazione è interessante, ma non facile da interpretare – afferma Giovanni Lucchetta, guardando allo scenario globale -. Mentre l'Italia e l'intera Europa Occidentale si stanno dibattendo per superare la crisi, evidentemente ci sono realtà, anche sportive, che si sono già riprese e che sono in grado di investire somme importanti nello sport. Gli eventi delle ultime settimane indicano come più di un mercato proponga allo sport sponsorizzazioni talmente significative da sconvolgere gli equilibri di ogni Paese. Se il fenomeno riguardasse un solo Paese lo potremmo considerare occasionale, invece è diffuso e diversi Paesi dispongono di risorse significative, come, ad esempio, Turchia, Russia, Polonia, Giappone, Corea, Cina e Brasile. L'Europa sembra un vecchio che cerca di correre tra giovani capaci di superare ogni ostacolo. Ci aspetta una competizione aspra e selettiva, nell'economia come nello sport”.
In questo contesto, la Spes sta vivendo un capitolo difficile della propria storia, la gioia per la promozione in A1 datata 13 aprile 2008 sembra un ricordo lontano, sbiadito dai risultati dell'ultima stagione e dalle incertezze sul futuro. Nonostante le difficoltà, il “team” degli sponsor Spes è rimasto unito. “I nostri sponsor sono stati degli eroi – commenta Lucchetta – a partire dal Cav. Gianfranco Zoppas, il quale, pur schivo alle cronache, si è dimostrato quel punto di riferimento che il suo lignaggio e la sua personalità gli permettono. Non aveva molti motivi per continuare a sostenere lo sport. Sono certo che qualsiasi analista dell'azienda gli avrebbe consigliato di non farlo. Ma evidentemente un imprenditore, e Gianfranco Zoppas è l'imprenditore per eccellenza della nostra città, non ragiona solo con la calcolatrice. Un imprenditore ha dei sogni, una missione. La presenza di Zoppas è stata non solo sostegno economico, ma anche iniezione di fiducia, indispensabile per superare ogni momento difficile”.
“Ora l'obiettivo deve essere la stabilità, non la mera sopravvivenza”, aggiunge il presidente Spes, che disegna i due scenari alternativi che ha di fronte l'intero movimento della pallavolo italiana: “La prima possibilità è accettare un ridimensionamento del nostro mondo sportivo, accettare l'emergere e l'affermarsi di nazioni forti ed aggressive e di spartire quello che resta rinunciando ad essere protagonisti assoluti del movimento. L'alternativa è accettare la sfida e competere su un mercato globale, forti delle cose che non potranno portarci via: la nostra cultura dello sport, la competenza e l'esperienza nella crescita di atlete e club. Tra queste due visioni del nostro movimento dobbiamo cercare il nostro futuro”.
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Prima della crisi |
Dopo la crisi |
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L'Italia era il riferimento nel mondo del volley |
Nascono nuovi punti di riferimento e si affacciano nuovi Paesi nello scenario del volley che conta |
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La sponsorizzazione era considerata un mezzo di notorietà di un marchio o di una azienda |
La capacità di generare concrete opportunità di business e di aumentare il fatturato sono l'elemento principale per ottenere e meritare una sponsorizzazione |
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L'ambiente sportivo era un luogo dove si intrecciavano amicizie e rapporti personali |
L'ambiente sportivo deve strutturarsi per essere parte attiva nella creazione di contatti e relazioni tra mondi apparentemente non collegati, andando oltre i confini nazionali, oltre l'economia ed anche oltre le culture |
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Si riteneva che l'attività sportiva avesse soprattutto una funzione sociale e, per questo, si riteneva corretto che fosse compito delle aziende sostenere lo sport nel proprio territorio |
L'attività sportiva, soprattutto quella di vertice, può e deve attivare le proprie relazioni interpersonali, supportando e sostenendo le aziende ed il territorio proponendosi come essere elemento catalizzatore ed acceleratore di business |
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La pallavolo guardava ad un mercato fortemente locale con modesta rilevanza nazionale |
La pallavolo deve guardare ad un mercato internazionale mantenendo un fortissimo radicamento territoriale |
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La visibilità era locale con rari e modesti momenti di visibilità nazionale |
La visibilità deve “puntare a” e conquistare altri Paesi, anche extra europei |
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La televisione era il migliore e più interessante mezzo di visibilità e diffusione |
La televisione, anche per la sua ristrutturazione generale (esempio l'introduzione del digitale terrestre) perderà progressivamente valore ma si apriranno strategie di comunicazione più efficaci basate sulle nuove tecnologie |
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I diritti televisivi erano un obiettivo di leghe sportive ed un mezzo di sostentamento del movimento |
I diritti d'immagine, non più solo televisivi, dovranno essere sfruttati direttamente dalle società a vantaggio delle proprie attività commerciali e di comunicazione |
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L'obiettivo primario era un'attività sportiva di qualità tecnico-agonistica |
L'obiettivo primario è la comunicazione. L'attività sportiva è il contenuto della comunicazione |
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I risultati erano l'unico obiettivo ed i principi etici erano spesso considerati un optional |
I principi etici sono un aspetto imprescindibile per dare valore e significato al lavoro ed all'esistenza di una società sportiva |
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Il valore di bilancio annuale delle società di alto livello oscillava tra 1,5 e 2,5 milioni di euro |
Per competere nel mercato mondiale il valore di bilancio annuale delle società di alto livello dovrà puntare a un valore compreso tra i 3,5 e i 5 milioni di euro |
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Crisi: come cambia il volley |
“Ovviamente credo che interpretare lo sport secondo la moderna visione non lasci spazio alla conservazione dello status quo. A meno che non si accetti il ruolo di comparse nel nostro movimento. Siccome il mio obiettivo è sempre stato quello di scrivere una pagina di storia dello sport di Conegliano e di scriverla in modo indelebile, non posso accettare di far parte di un mondo di comparse. Viviamo solo per competere con i grandi”. Per questo da oltre un anno la struttura della Spes è impegnata nel cambiamento della strategia commerciale. Un cambiamento che, a regime, permetterà alla società di accettare la sfida del mercato globale, ma che richiede di superare difficoltà strategiche, culturali ed economiche. “Capisco che ai tifosi, alla politica e agli appassionati interesserebbe continuare anche se significasse solo sopravvivere – afferma Lucchetta – ma non si può vivere senza speranza nel futuro”. Queste le riflessioni che disegnano la situazione.
Lucchetta arriva così ad analizzare le tre possibilità tra le quali la Spes deve scegliere a breve: “Fare l'A1, fare l'A2 oppure aspettare un anno per prepararci al cambiamento con l'obiettivo di iniziare dal prossimo anno un progetto ambizioso ma moderno”.
SERIE A1
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Pro |
Contro |
Mantenimento della massima categoria.
Mantenere Conegliano nell'olimpo della pallavolo italiana.
Mantenimento dell'entusiasmo del pubblico.
Conservare e coinvolgere diversi sponsor che andrebbero persi in caso di A2.
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Ad oggi non siamo ancora pronti a sfruttare economicamente i nuovi progetti commerciali.
Impegnare la struttura nella gestione ordinaria piuttosto che nella messa a regime del cambiamento e della innovazione introdotta.
Anche volendo ed anche se ne avessimo le risorse, alla data odierna è impossibile comunque fare una squadra di alto livello da poter fruttare ed utilizzare nelle nuove strategie commerciali.
Dover dedicare tutte le risorse disponibili per fare la migliore squadra possibile sottraendo risorse al cambiamento già in atto.
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Pro e contro dell'A1 |
SERIE A2
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Pro |
Contro |
Mantenimento della pallavolo di serie A.
Dare comunque a Conegliano una dimensione nazionale.
Possibilità di attendere tempi migliori senza perdere il diritto.
Poter scegliere di giocare nel vecchio impianto Giovanni Paolo II, contenitore "caldo" per la categoria cadetta.
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Minor entusiasmo generale che può portare ad una contrazione significativa dell'interesse.
Perdere l'interesse di molte realtà delle province vicine che nei due anni di A1 hanno partecipato attivamente come pubblico.
Perdita di molti sponsor per la delusione emotiva.
Perdere fiducia nel futuro e nella possibilità di conquistare un posto stabile tra le grandi.
Trovarsi nella necessità di rinunciare a giocare nella Zoppas Arena per il rapporto svantaggioso tra costi e quantità di pubblico
Impiegare inutilmente risorse che potrebbero essere dedicate al completamento della riorganizzazione avviata.
Dover dedicare tutte le risorse disponibili per fare una squadra sufficiente.
Dover ridimensionare la struttura per adeguarla alle minori risorse disponibili senza quindi avere la possibilità di sostenere il cambiamento. |
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Pro e contro dell'A2 |
NE' A1 NE' A2
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Pro |
Contro |
Avere il tempo e la concentrazione per mettere a regime i progetti commerciali.
Poter dedicare le risorse disponibili al progetto di innovazione.
Avere i riscontri per interpretare nel modo migliore il mercato ed il nostro posizionamento con la certezza della efficacia dei progetti messi in atto.
Azzerare per un anno i costi della gestione sportiva.
Ripartire alla grande quando i progetti avviati renderanno in modo adeguato a competere ai massimi vertici internazionali.
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Perdere gran parte degli sponsor legati alla squadra.
Il rischio che la politica non capisca la nostra scelta e che ci ostacoli nel nostro progetto di cambiamento già avviato.
Il rischio che la gente non capisca la nostra scelta e che quindi si senta abbandonata e tradita dalla società.
Il rischio che dopo aver portato al minimo i motori dello sport, si perda l'entusiasmo e che non si trovi la forza di ripartire.
Dover ottenere il titolo da qualche altra società sportiva. |
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Pro e contro dell'A1 |
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