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Nata per segnare
Una dozzina di campionati in testa alle classifiche delle realizzatrici, Carmen Turlea ha lasciato il segno nel volley italiano e è ripartita da Conegliano verso nuovi traguardi.
Veleggia verso le 300 partite e i 5000 punti in A1, numeri che aiutano a dare la giusta dimensione al “fenomeno” del volley rosa. Un fenomeno nato in palestra. La piccola Carmen Marinela Turlea conobbe la pallavolo guardando la mamma giocatrice e da allora lo sport le è entrato nel sangue. Dal 1997 in poi ha girato tutti i palasport d'Italia, lasciando il segno. A Conegliano ha ritrovato l'amica Dragana Marinkovic e un ambiente ideale in cui esprimere la sua forza. Ma una campionessa di tale carriera e calibro, ha ancora dei sogni irrealizzati?
“Il mio primo grande sogno era venire a giocare in Italia e l'ho realizzato – racconta - Poi mi proponevo di vincere tanto, il più possibile. Non ci sono riuscita del tutto, ma qualche trofeo l'ho portato a casa”.
A inizio stagione si aspettava questo tipo di risultati a Conegliano?
“Il primo posto sicuramente non me lo aspettavo, ma che la squadra giocasse a questi livelli sì.”
Cosa si attende che possa portare di positivo Simona Gioli alla squadra?
“E' un'atleta forte, forse la migliore al mondo nel suo ruolo. Ha vinto tantissimo. Ci porta molto a livello di gioco, di esperienza e anche di atteggiamento. Può sicuramente esserci d'aiuto.”
Dopo 13 anni in Serie A, qual è momento ricorda con più piacere?
“La vittoria dello scudetto con Bergamo nel 2002. Quella stagione però coincide anche con una sconfitta pesante, perché perdemmo la finale di Champions League”.
Si dice che il livello del campionato italiano è calato in questa stagione. Lei che ci ha passato quasi tutta la carriera è d'accordo con questa affermazione?
“Ritengo che sia cambiato il livello, ma non direi che è calato. Quest'anno il campionato è molto più equilibrato del solito e questo non può che essere un bene.”
Le rimane ancora qualche aspetto di gioco da migliorare?
“Si può sempre migliorare. Credo di poter fare meglio in muro e in difesa. Solo sulla battuta non posso migliorare. Ci ho provato a lungo, anche con allenamenti specifici, ma non hanno mai dato i risultati sperati”.
E' nel mondo della pallavolo da molti anni ormai. Pensa che la pallavolo abbia un seguito di pubblico adeguato?
“Dipende in parte dai risultati della nazionale. Più le ragazze vincono, più si segue la pallavolo femminile. Il seguito è legato anche alle città. A Conegliano il pubblico è presente nonostante i risultati, mentre in una città come Milano il pubblico difficilmente si avvicina nonostante i risultati. La pallavolo nelle grandi città non riesce a sfondare. Per alzare la popolarità bisognerebbe forse avvicinare le squadre alla gente. Perché si segue molto più volentieri una persona che si conosce, piuttosto che una persona della quale non si sa nulla”.
A fine carriera, si vede ancora in palestra come allenatrice o dirigente?
“No. Sicuramentenon rimarrò nella pallavolo. Non mi interessa, voglio provare qualcosa di completamente diverso anche se per il momento non ho le idee chiare su cosa sarà. Penso che mi vedrete in campo ancora per una stagione o due…”
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